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Ne parliamo con uno tra i massimi esperti, la Dott.ssa Maria Beatrice Bilò

| Redatto da Anna Maria Girelli Consolaro

Si parla sempre più spesso delle allergie ad acari e pollini, meno di quelle da punture di insetti. Ogni anno, però, nel nostro Paese moltissime persone vengono punte proprio dagli insetti, sviluppando reazioni allergiche di vario tipo e di diversa gravità. La Dott.ssa Maria Beatrice Bilò, specialista in Allergologia e Immunologia Clinica presso gli Ospedali Riuniti di Ancona e presidente di Aaito (Associazione Allergologi ed Immunologi Territoriali ed Ospedalieri), ci spiega esattamente qual è l’entità del problema, quali sono le modalità di prevenzione e quali risultano, allo stato attuale della ricerca, le cure più adatte.

Dott.ssa Bilò, quanti sono esattamente gli italiani che incorrono in queste punture?

"Si stima che siano oltre cinque milioni gli italiani punti ogni anno dagli imenotteri. Dall’1 all’8% di costoro sviluppa una reazione allergica. Questo tipo di allergia, dunque, rappresenta una patologia dal peso epidemiologico importante, del tutto sovrapponibile a quello della allergia alimentare".

Che tipo di reazione allergica può determinare una puntura da insetto?

"Le punture degli imenotteri, nei soggetti allergici al loro veleno, possono provocare reazioni da lievi a molto gravi. Le reazioni locali, che si manifestano con un lieve arrossamento o gonfiore, generalmente considerate “normali”, sono causate dalle sostanze tossiche contenute nel veleno. Le vere e proprie reazioni allergiche alle punture risultano invece determinate dalle componenti del veleno cui il paziente è allergico: componenti che, pertanto, inducono la formazione di anticorpi. Le reazioni allergiche si distinguono in locali estese e sistemiche. Le reazioni locali estese (che interessano dal 2,4% al 26% delle persone allergiche) si manifestano, nella sede della puntura, con arrossamenti e/o gonfiore: a zona arrossata o gonfia ha un diametro superiore ai 10 cm; la durata della reazione supera le 24 ore. Le reazioni generali/sistemiche (dall’1% all’8,9%) solitamente insorgono entro mezz’ora dalla puntura e possono manifestarsi con uno o più sintomi quali: orticaria, prurito diffuso, malessere, gonfiore, vertigini, nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, mancanza del respiro, stordimento, confusione mentale, abbassamento della pressione sanguigna, perdita di coscienza e shock anafilattico. Tutte le persone che, dopo una puntura, in pochi minuti hanno manifestato uno o più sintomi sistemici, quali orticaria, vertigini, difficoltà di respiro, oppure una reazione locale molto estesa (>10 cm di diametro) della durata di almeno 24 ore devono rivolgersi alla specialista allergologo per una diagnosi e terapia appropriata".

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Quali sono, allo stato attuale delle ricerche, le terapie più appropriate?

"Laddove necessario, lo specialista può prescrivere una terapia antistaminica, cortisonica, l’adrenalina autoiniettabile e/o l’immunoterapia specifica. L’autoiniettore di adrenalina è uno strumento medico “salvavita” che consente di iniettare l’adrenalina in circa 10 secondi, in modo da limitare i sintomi delle reazioni allergiche più gravi, come lo shock anafilattico. Il paziente dovrà sempre portarlo con sé e sapere come e quando utilizzarlo".

Cos’è, invece, l’immunoterapia specifica?

"Si tratta dell’unica terapia risolutiva: una terapia, cioè, in grado di regolare la risposta immunitaria nei soggetti allergici, proteggendoli da successive reazioni nel lungo termine. Questo tipo di terapia è consigliato a bambini e adulti che hanno avuto reazioni generali/sistemiche e che presentino test cutanei e/o sierologici positivi: ha un’efficacia protettiva superiore al 90%".

SHADOW Sneakers SHADOW Saucony Saucony VINTAGE VINTAGE basse Quali sono gli insetti più pericolosi per quanto riguarda lo sviluppo di allergie?

"Gli imenotteri comprendono oltre 100.000 specie di insetti. I più noti e comuni sono le api, le vespe e i calabroni: e proprio questi insetti sono i più importanti da un punto di vista allergologico. Riconoscerli, specialmente per i meno esperti, non è sempre così facile. L’ape ha di solito il corpo più tozzo in quanto risulta poco evidente la separazione tra torace e addome, dal colore nero con strisce giallastre, ricoperto di peluria. Risulta aggressiva soltanto laddove si interferisce con i suoi “corridoi di volo” (tragitti dall’alveare alla fonte di cibo) o quando si sente direttamente minacciata: se punge è destinata a morire, perché l’aculeo rimane infisso nel tessuto colpito. Le vespe, invece, hanno un corpo giallo e nero a strisce e possono pungere più volte di seguito. Si distingue tra la vespa cosiddetta giallone (o Vespula) e una vespa Polistes. La SHADOW Saucony Sneakers SHADOW Saucony VINTAGE VINTAGE basse vespa giallone ha un corpo caratterizzato da un addome che termina verso il torace in modo piuttosto squadrato. Spesso nidifica sottoterra, in tane abbandonate o in altre cavità. Un nido di vespe può arrivare a produrre anche più di 20.000 celle con 5.000 adulti: ecco perché sono così temibili. Nei mesi di agosto o settembre, inoltre, gli insetti risultano particolarmente molesti in quanto le operaie sono impegnate nell’accanita ricerca di proteine e grassi per gli individui riproduttori. È facile vederle “assaltare” pic-nic o immondizie. Al culmine della propria vita sociale, la colonia difende in modo accanito il nido contro qualsiasi minaccia o disturbo. Tra gli imenotteri è probabilmente la specie più aggressiva. La vespa Polistes presenta un più corpo sottile, privo di peluria e si distingue dalla vespa comune attraverso la parte anteriore dell’addome, affusolata anziché squadrata. E’ detta “vespa cartonaia” in quanto costruisce piccoli nidi a forma di ombrello, formati solitamente da meno di cento cellette e senza alcun involucro a circondarle: le cellette risultano quindi ben visibili. Il calabrone, infine, è facilmente riconoscibile dalle altre vespe per le grosse dimensioni (la femmina può raggiungere i 3,5 centimetri di lunghezza!), per il caratteristico addome striato di giallo tendente all’arancio e per la puntura estremamente dolorosa, simile a una pugnalata. Vive in colonie di 30 o 40 individui adulti ed è piuttosto aggressivo".

Ci può indicare le procedure esatte da compiere nel caso di puntura di insetti?

"Innanzitutto, dobbiamo esaminare il tipo di reazione alla puntura. Se compaiono rossore e gonfiore in una zona di circa 2-3 cm di diametro, si tratta di una reazione perfettamente normale, dovuta al veleno iniettato dall’insetto; in questo caso si può applicare ghiaccio ed eventualmente una pomata al cortisone. Se poi il pungiglione dell’insetto è rimasto inserito nella pelle, si dovrebbe notare a occhio nudo un puntino nero al centro della parte colpita. È molto importante estrarre tale pungiglione: nel fare questo, bisogna però porre molta attenzione, affinché il sacco velenifero attaccato allo stesso pungiglione non continui a iniettare altro veleno. Si deve quindi evitare di afferrare il pungiglione con le dita: meglio utilizzare un’unghia, una limetta, o persino un bancomat- tutti accorgimenti ottimi per sollevare il pungiglione gradualmente dal basso. Certo, se il paziente ha già la consapevolezza di essere allergico, è necessario che abbia con sé i farmaci di emergenza (antistaminico, cortisone e, nei casi di reazioni più gravi, anche autoiniettore di adrenalina) e che sia istruito sulle loro modalità di utilizzo. In ogni caso, anche qualora il paziente disponga di questi farmaci e li abbia correttamente assunti, è comunque opportuno chiamare il 118 o rivolgersi al più vicino pronto soccorso".

Anche quest’anno si svolgerà la campagna di informazione "Punto nel vivo": ci può ricordare di cosa si tratta?

""Punto nel vivo" rappresenta la prima campagna in Italia d’informazione e sensibilizzazione per far conoscere al pubblico l’esistenza, le caratteristiche e le terapie delle reazioni allergiche da punture di imenotteri.
Questa iniziativa, avviata nel 2015 e mai interrotta, è patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus – Federazione Italiana Pazienti e realizzata con il contributo incondizionato di ALK-Abellò. La campagna è caratterizzata da serie di azioni e strumenti di comunicazione che, partendo da Facebook, quale canale di comunicazione semplice e fruibile da tutto il pubblico, e dall’informazione classica, arrivano fino alla formazione di tutti quei professionisti della salute (in particolare, i medici di Medicina Generale e i medici di Pronto Soccorso) che risultano coinvolti nel percorso diagnostico e terapeutico di pazienti allergici al veleno di imenotteri.
In particolare la prima pagina Facebook dedicata all’informazione sulle reazioni da punture di imenotteri è rappresentata da una "piazza virtuale" dove le persone, con pochi click, possono trovare informazioni semplici e pratiche: per esempio, è utilissima per conoscere gli imenotteri, distinguere una reazione normale da una reazione allergica, valutandone la relativa gravità, comprendere quando è necessario avere a disposizione l’adrenalina autoiniettabile e come utilizzarla piuttosto che il presidio salvavita. Soprattutto, questa pagina consente al pubblico di avere tutte le informazioni necessarie per decidere se e come eseguire l’immunoterapia allergene specifica (AIT), unica terapia in grado di "curare" questa allergia.
La campagna "Punto nel vivo" ha lanciato fin dall’anno scorso una nuova pagina Facebook, realizzato materiale informativo nei Pronto Soccorso italiani, ideato nuove raccomandazioni per i medici di medicina generale e promosso l’attivazione di una rete formata dai 25 principali centri allergologici specializzati nella diagnosi e terapia dell’allergia al veleno di imenotteri.
Nei prossimi mesi estivi, inoltre, verranno diffusi in molti Pronto Soccorso italiani materiali informativi sull’allergia al veleno di imenotteri: un’operazione, questa, volta a favorire la conoscenza di un idoneo percorso diagnostico e terapeutico, realizzabile attraverso una stretta collaborazione tra personale del Pronto Soccorso e lo specialista allergologo.
Gli esperti, grazie ai risultati di una indagine sul grado di conoscenza di questa problematica da parte dei MMG, realizzata su un campione di oltre 1000 rispondenti, hanno messo a punto una serie di raccomandazioni per gli stessi MMG che dovessero curare un paziente con reazione allergica da veleno di imenotteri."

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Ci sono particolari situazioni che influenzano direttamente il decorso delle malattie allergiche. La dolce attesa è uno di questi. Quali sono gli effetti di una gravidanza su questo tipo di malattie?

"La gravidanza può influenzare il decorso di una malattia allergica preesistente. In particolare, i dati più significativi riguardano l’asma e la dermatite atopica (DA), patologie di frequente natura allergica. Nel complesso, in un terzo delle donne affette da asma o DA i sintomi possono migliorare, in un terzo peggiorare, nel restante terzo rimanere invariati. Il meccanismo, però, non è ben definito: un ruolo fondamentale, comunque, sembra sia svolto dall’interazione tra i livelli incrementati di ormoni (cortisone, estradiolo, progesterone). Non è possibile prevedere il decorso dell’asma nella singola donna: in genere l’asma grave tende a riacutizzare più frequentemente durante la gravidanza. Di solito il peggioramento si verifica nel secondo e terzo trimestre, con un picco verso il sesto mese- così come il miglioramento viene segnalato nelle ultime quattro settimane della gravidanza, con un ritorno alla situazione clinica pre-gravidanza entro circa tre mesi dal parto. Gravidanze successive tendono ad avere lo stesso andamento della prima. Per ciò che attiene la rinite allergica, in gravidanza si può assistere alla comparsa di una rinite allergica in una paziente che prima non aveva mai manifestato disturbi o al peggioramento di una rinite già esistente. Quando coesiste l’asma, l’andamento dei sintomi nasali si associa generalmente a quello dell’asma, tanto che il decorso della rinite allergica può essere predittivo di quello dell’asma. E’ importante anche sottolineare che il 30% delle donne gravide sviluppa durante la gravidanza sintomi nasali che possono non essere esclusivamente natura allergica, bensì anche semplicemente legati ai cambiamenti ormonali specifici indotti da questa condizione. Queste due situazioni, dunque, non vanno confuse. Nel secondo caso si tratta di una rinite a carattere prevalentemente ostruttivo, dovuta alla congestione nasale indotta dagli ormoni, scarsamente controllabile dai farmaci comunemente utilizzati nella rinite allergica: tant’è vero che, a volte, si verifica un abuso di farmaci vasocostrittori, capaci addirittura di creare un effetto rebound (ovvero di rimbalzo) con conseguente, ulteriore peggioramento della ostruzione nasale".

L’allergia in gravidanza può avere ripercussioni sulla sua salute e su quella del nascituro?

"In accordo ai dati epidemiologici sull’incremento delle allergopatie, le allergie respiratorie rappresentano le malattie più comunemente riscontrate durante la gravidanza (in circa il 10% delle donne); pertanto la necessità di intervenire con farmaci su queste affezioni in corso di gravidanza diventa un’evenienza sempre più comune. Abitualmente, la preoccupazione per i possibili effetti indesiderati dei farmaci induce la donna gravida a sopportare stoicamente i sintomi, soprattutto quando questi vengono considerati di minore importanza come nel caso della rinite allergica. Tuttavia tale atteggiamento può non rappresentare l’opzione migliore, sia per la compromissione indotta dai sintomi di una rinite non controllata su importanti aspetti della vita quotidiana, come il sonno notturno, sia per le possibili complicazioni a livello bronchiale nelle pazienti affetti sia da rinite che da asma. Infatti, un inadeguato trattamento può favorire lo sviluppo o riacutizzare l’asma; al contrario, il trattamento della rinite può migliorare il controllo dell’asma in gravidanza. Analogamente per ciò che attiene l’asma, soprattutto nelle fasi iniziali della gravidanza, molte donne asmatiche tendono a ridurre l’assunzione dei farmaci in quanto preoccupate dei potenziali effetti indesiderati sul feto. E molte esacerbazioni asmatiche in coso di gravidanza sono proprio legate alla non aderenza alla terapia suggerita dallo specialista. La donna gravida asmatica deve invece curarsi: l’asma severa o non controllata può influenzare infatti il decorso della gravidanza, portando a complicazioni materne quali l’ipertensione arteriosa, la preeclampsia, l’emorragia vaginale o addirittura complicanze nel travaglio. Si possono inoltre avere complicanze fetali, come il difetto di crescita intrauterino, la nascita pretermine, il basso peso alla nascita, l’ipossia neonatale fino, purtroppo, alla mortalità prenatale. Sono disponibili sufficienti informazioni scientifiche per affermare che il rischio di effetti indesiderati sul feto da parte di alcuni farmaci per il trattamento della rinite e soprattutto dell’asma allergico è nettamente inferiore al danno che un mancato controllo potrebbe indurre sia nella madre che nel feto. La donna in gravidanza deve pertanto rivolgersi al suo specialista per ottenere le cure più idonee alla gestione della sua malattia allergica".

Quali accorgimenti dovrebbero prendere genitori allergici nei confronti dei propri figli?

"Tra le raccomandazioni di utilità pratica che si possono fornire alle famiglie da considerare “rischio”, ovvero a quei nuclei familiari in cui la malattia allergica è già presente nei genitori o nei fratelli di un neonato (prevenzione primaria), possiamo citare: l’allattamento al seno esclusivo, possibilmente per 6 mesi, e comunque almeno per 4 mesi (sono davvero numerosi, infatti, gli effetti benefici nutrizionali e immunologici del latte materno), nonché la riduzione dell’esposizione ad allergeni “indoor” (come acari), al fumo di sigaretta e altri inquinanti. Contrariamente a quanto si sente dire negli ultimi tempi, non è invece raccomandato tenere in casa un animale domestico allo scopo di prevenire la sensibilizzazione ai derivati animali. 
La somministrazione di probiotici nella madre in gravidanza e/o dopo la gravidanza, e congiuntamente al bambino nei primi 6 mesi di vita, può essere invece presa in considerazione come intervento per la prevenzione della dermatite atopica. 
 Nel caso di un figlio già sensibilizzato o già affetto da sintomi nasali, oculari o bronchiali che suggeriscono una patologia allergica, fondamentale per la prevenzione dell’evoluzione sintomatica (secondaria) e delle riacutizzazioni (terziaria) è la possibilità di una diagnosi allergologica precisa. 
 La conoscenza e la comprensione dei fattori e meccanismi scatenanti nel singolo paziente, infatti, nonché delle modalità e tempi per l’assunzione delle terapie, rappresentano una base di enorme importanza. L’educazione svolge un ruolo importante nell’aiutare i pazienti e le loro famiglie ad aderire alle terapie prescritte: è pertanto necessario avviarla al momento della diagnosi. Fondamentale, dunque, insegnare a riconoscere i sintomi asmatici, a conoscere il ruolo dei farmaci e le misure da adottare per il controllo ambientale, nonché a utilizzare i dispositivi inalatori predosati. Un messaggio fondamentale da trasmettere alle famiglie è che i bambini con asma dovrebbero essere controllati non solo quando presentano sintomi, ma anche durante i periodi di benessere".

Una volta che il paziente si è sottoposto a una visita specialistica allergologica con test specifici al fine di conoscere gli allergeni cui è sensibilizzato, che cosa può fare per difendersi?

"Nel caso dell’allergia ai pollini in particolare, ma non soltanto, è necessaria la conoscenza dei periodi critici e delle situazioni più o meno a rischio sia per impostare le cure al momento giusto, sia per programmare spostamenti e viaggi. Per i soggetti con allergia ai pollini è consigliabile consultare regolarmente i calendari pollinici locali, al fine di regolare le terapie, nonché l’adozione di alcune norme
di comportamento pratico. Da oltre 30 anni esistono in Italia e nel mondo questi "calendari pollinici" ottenuti dal campionamento dei pollini nell’aria grazie ad un particolare aspiratore e all’analisi microscopica conseguente, da cui deriva la concentrazione dei singoli pollini espressa in numero di granuli per metro cubo d’aria. La loro consultazione regolare, oggi possibile su siti dedicati, oltre che attraverso bollettini disponibili nei reparti di allergologia, presso medici di base e farmacie, è fondamentale per la gestione del paziente con pollinosi. Tra i suggerimenti da fornire ai pazienti pollinosi sono inclusi, ad esempio, quello di evitare attività all’aperto nelle ore in cui le concentrazioni
di pollini sono maggiori (ovvero fra le 10 e le 16), viaggiare con i finestrini dell’auto chiusi, usare i condizionatori (ormai quasi tutti dotati di filtri antipolline) e utilizzare il casco integrale quando si va in moto. Per chi è allergico ad acari, muffe e animali, alcune norme ambientali si sono dimostrate utili nel ridurre i sintomi. Tra le raccomandazioni di intervento per ridurre l’esposizione agli allergeni dell’acaro elenchiamo: ridurre il livello di umidità relativa in casa, mantenendola attorno al 50% ed, eventualmente, usare un deumidificatore; utilizzare federe coprimaterasso e copricuscino in tessuto dimostrato antiacaro; eliminare le fonti/reservoir dell’allergene come moquette, tappeti, tende, pelouche; aspirare periodicamente con aspirapolvere che sia in grado di rimuovere l’allergene (filtro HEPA)".

Lei presiede l'associazione AAITO, Associazione Allergologi ed Immunologi Territoriali ed Ospedalieri: di cosa si tratta, quali sono gli scopi principali?

"L’AAITO, Associazione Allergologi ed Immunologi Territoriali ed Ospedalieri, è una Società Scientifica che raccoglie gli Specialisti che operano nelle strutture del SSN- sia a livello ospedaliero che territoriale- e i Liberi Professionisti. Tra i suoi principali obiettivi c’è quello di curare la formazione e l’aggiornamento permanente dei suoi Soci in un rapporto stretto con i Medici di Medicina Generale e gli Specialisti di altre discipline, costruendo percorsi diagnostici e terapeutici integrati, efficaci, attenti al rapporto costo beneficio, ad esclusivo vantaggio dei pazienti allergopatici. Si propone inoltre di studiare, proporre e sviluppare iniziative per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie allergiche ed immunologiche con particolare riguardo alle patologie di rilevanza sociale, di promuovere ricerche scientifiche finalizzate alla migliore comprensione dei meccanismi eziopatogenetici delle malattie allergiche ed immunologiche ed alla verifica della efficacia e della efficienza delle pratiche terapeutiche utilizzate e di quelle innovative. Un’altra priorità dell’AAITO è quella di cooperare con le associazioni degli pazienti al fine di sensibilizzare i pazienti allergici in riferimento ai comportamenti più appropriati per la prevenzione delle allergopatie e di fornire adeguate informazioni circa le innovazioni terapeutiche. È necessario, infatti, che i pazienti non soltanto abbiano consapevolezza del problema, ma che conoscano in modo adeguato le terapie e, soprattutto, sappiano con precisione a quali specialisti rivolgersi".

Leggi anche:
► Allergie ai Pollini: le cause ed i rimedi, intervista al Dott. Renato Ariano

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Composizione e istruzioni di lavaggio

Materiale parte superiore: Pelle e Tessuto

Rivestimento: Tessuto

Soletta: Tessuto

Suola: Gomma resistente all'usura

Fodera: Senza imbottitura

Avvertenze: Applica una protezione prima dell'uso

Dettagli prodotto

Punta: Tonda

Tipo di tacco: Senza tacco

Dettaglio: Aperture, Secondo paio di stringhe, Cucitura ornamentale

Chiusura: Lacci

Codice articolo: S2311A002-B11

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